Nell’estremo sud del Mondo Ancestrale, intorno al Grande Vulcano si estendono le terre considerate il regno di Meninka, il Dio Elementale del Fuoco. Si dice infatti che il Grande Vulcano non sia altro che l’ingresso per la dimora del Dio Elementale del Fuoco e per questo ne prende il nome.
Si narra in diverse scritture che chi riesce a navigare il mare di fiamme, situato ad est, si ritrovi al cospetto della dimora del Semidio del fuoco Menin. Leggende vogliono che dalla dimora di Menin si acceda ad un luogo sacro che nessuno ha mai visto.
Non vi sono laghi nel Regno di Meninka, terre caratterizzate da un forte odore sulfureo e se le terre ad ovest sono abbastanza fertili, man mano che avanzano verso est sono sempre più rocciose e sterili, indice dell’attività continua del vulcano che ricopre il suolo intorno a sé con ardenti ceneri e lava. Questo lembo di terra è diviso a metà dallo squarcio di Turog, che accentua le differenze tra la parte ovest e la parte sud, quasi fossero due zone appartenenti a mondi diversi. Eppure il Regno di Meninka viene tenuto insieme da una solida società che vede la sua capitale nella grande città chiamata Kaima, situata nella parte ovest del regno. Questa città venne fondata in origine da un popolo nomade che venerava il sole e il fuoco, dando a quest’ultima una grande sacralità. Si ergono templi costruiti in pietra lavica in cui viene adorato Meninka e che raccolgono le illustrazioni e racconta delle gesta del dio del fuoco, la sua nascita e la rivalsa del Mondo Ancestrale grazie all’Elemento del Fuoco contro il suo primo grande nemico, Widem e Wizene gli eserciti degli Immortali. Kaima, in quanto capitale religiosa e economica non ha un regnante, bensì i 3 Patriarchi dell’Ordine dei Monaci del Fuoco, i maggiori esponenti del più grande tempio di Menika dell’intero Mondo Ancestrale. Questo ordine monacale addestra i propri adepti alle arti magiche di combattimento ed è in realtà la vera se non l’unica difesa della città. Infatti il Regno di Meninka non conta un esercito di soldati o maghi guerrieri, ma solo monaci, esperti in entrambe le discipline, in quanto abili nell’utilizzo del fuoco nella sue varie forme. Quest’arte divina è detto il “Dono di Meninka” ed è in effetti una vocazione che arriva direttamente e per via esclusiva dal Dio del Fuoco. Per questo motivo ad oggi i Monaci del Fuoco esistenti sono solo 100. Ad ogni monaco arrivato in tarda età, Menin il semidio del Fuoco sceglie un apprendista. Il vecchio Monaco avrà solo quel discepolo al quale tramandare la sua arte: questo è l’unico modo per ereditare il potere del fuoco sacro. Solo in punto di morte tale potere passerà nelle mani del discepolo, scelto precedentemente da Menin.

Kaima

La città di Kaima è circondata da alte mura nere, studiate ed erette secondo un preciso progetto che consente di aprire cascate di lava verso l’esterno, utilissima difesa contro gli assedi. Dall’esterno, è visibile al di sopra delle mura e delle strutture il Grande Tempio, posizionato in alto al centro della città, dimora dei tre monaci supremi. Benché tale imponente struttura denoti ricchezza e potenza, la città è abitata da persone semplici, per la maggior parte nomadi provenienti dal deserto del Demedeth e discendenti dei rifugiati della Grande Guerra che non hanno mai più messo radici. La capitale è una città aperta, che accoglie gentilmente tutti gli immigranti ma non è altrettanto generosa nel restituirli: dalla città di Kaima, una volta entrati è difficile uscire. Per poter uscire dalla città è necessario ottenere il lasciapassare dei tre Patriarchi. Inoltre vige la regola che chi abbandona la città una volta, non abbia più diritto a tornarci. Il motivo di tali leggi è dovuto alla grande quantità di segreti e artefatti legati alle terre del Vulcano che vengono custodite al suo interno. Se tali oggetti o informazioni dovessero uscire dalla città, questo comporterebbe la mobilitazione di soluzioni drastiche da parte dei monaci del fuoco. Le biblioteche che si trovano nella città di Kaima sono le più difficili da raggiungere, in quanto si trovano in un’ala del Grande Tempio: solo i monaci e gli adepti hanno accesso alle biblioteche. Città molto riservata, Kaima resta tuttavia un luogo accogliente e generoso, disposto ad aiutare il prossimo se ne reputa veramente il bisogno.

Dagroth

Molto diversa la città di Dagroth, seconda città più importante del Regno di Meninka. Più grande della città di Kaima, è in realtà una rocca fortificata che ospita quindi un grande castello. Le sue mura sono naturali, infatti la città venne costruita in cima ad un picco circondato da precipizi e accessibile da un’unica strada. In questa città si trovano palazzi di ogni genere, fra cui una famosa Torre di devozione alla natura, la cui scuola insegna l’arte e la conoscenza del sacro fuoco. Questa scuola prende il nome di Gilda della Fiamma del Demdeth. Dagroth è una città più libera, dalla quale entrare e uscire è più semplice non essendo sotto la diretta sorveglianza dei Patriarchi. Essa è luogo di scambi mercantili e botteghe d’arte, i viaggiatori trovandosi a loro agio nel svolgere in città i propri affari. Nella città vi sono gli orafi più abili di tutto il continente, capaci di lavorare le pietre meravigliose trovate nelle miniere del vulcano. Non a caso la città è famosa per il suo commercio di rare pietre vulcaniche, che si possono trovare soltanto ai margini della bocca del vulcano. Questa materia prima è senz’altro la fonte primaria di ricchezza economica della città. Il recupero di queste pietre non è impresa facile e molti muoiono nello svolgere il proprio lavoro, mentre altri sono riusciti a capire i segreti del mestiere e recuperarle senza mettere a rischio la propria vita. Questi uomini vengono chiamati i dominatori del vulcano, ma in realtà sono semplici minatori che sono riusciti ad aprire piccoli cunicoli ben nascosti nei fianchi nel vulcano e raggiungere una caverna piena di stalattiti e stalagmiti di colori più disparati chiamate “Fiabesh” o meglio Pietre della Fiamma. Colonne e pilastri pietrificati si ergono da terra appuntendosi verso l’alto o scendono dall’alto soffitto come denti appuntiti: incredibili giochi di colore rendono questo luogo un luogo spettacolare ma purtroppo pochi sono quelli che possono descriverlo e quasi inesistenti quelli che ne rivelano l’ubicazione esatta!
Dagroth è famosa anche per la possibilità di forgiare le armi direttamente con il sacro fuoco di Meninka, ma questa arte è quasi più rara dei Dominatori del Vulcano e in pochi sono riusciti ad ottenere, a causa dei prezzi proibitivi un arma nata dalla Forgia di Dagroth. Sebbene Dagroth sia sottomessa alla politica della capitale Kaima, rimane sotto la responsabilità del suo Protettore, chiamato Zoriel, un uomo famoso per aver combattuto affianco ai Patriarchi nel difendere i confini a nord est contro le forze del Caos. Zoriel è infatti un ottimo combattente nonché fondatore di un Ordine minore di combattenti chiamati le Fiamme del Demedeth. Questi guerrieri scelti, sacerdoti devoti al sacro ordine di Meninka, sono la guardia della città. Guerrieri agili nel combattimento, sono riconoscibili grazie al tipico turbante che avvolgono intorno alla testa e per le Rune di Meninka incise sul volto. Ma ciò che li rende veramente famosi e temuti, sono le loro cavalcature ossia esseri fuoriusciti dalle viscere del Vulcano, donati da Meninka, simili a grossi lupi giganti con la pelle nera e lucida come la pece, a tratti infuocata. Queste bestie prendono il nome di Mastini. Questo ordine, le Fiamme del Demedeth, è un corpo di élite in cui ogni combattente sa, ed è disposto a dare la propria vita per il suo Re e il suo Dio. Essi sono guidati da una fede cieca che mette al primo posto il regno e la sua protezione prima di ogni altra cosa. Dagroth è un ottima fonte di commercio, soprattutto per le pietre della fiamma, artefatti rari ma ricchi di potere, l’unico oggetto che i monaci di Kaima permettono di far uscire.

Deserto del Demedeth

Il deserto del Demedeth si trova a sud del Mondo Ancestrale, nel Regno di Meninka e confina con le terre di Shauran divinità Elementale del vento. Questo luogo è ricco di pericoli ed molto difficile orientarsi, dato che ogni giorno il suo aspetto e la sua struttura cambia! Il motivo è legato agli effetti derivanti dai confini con le terre del vento: la sua forza raggiunge la superficie del deserto cambiandone ogni volta il paesaggio. Il terreno è arido e il clima molto caldo, le correnti d’aria provenienti da ovest si scontrano con quelle che passano dal Mare di Fuoco creando spesso violente tempeste di sabbia. Il deserto è abitato da nomadi e mercanti, che affrontano quotidianamente un grande pericolo ovvero i predoni, che sono sempre pronti ad attaccare e derubare qualsiasi viaggiatore sia a portata di tiro! Nel mezzo del deserto si può ammirare lo squarcio di Turog, ispirazione per gli avventurieri, ma anche morte per gli stessi. Si racconta in quelle terre, che quando Turog spaccò in due il Mondo Ancestrale, dalle crepe uscì una potente energia che mutò la fauna circostante… infatti proprio per questo nel sud estremo del deserto, si dice che esista una zona non segnalata sulle mappe che alcuni sopravvissuti hanno soprannominato “il mare di sabbia”. Questo venne dato a causa del terreno privo di alcuna stabilità, paragonabile ad un lago fatto di sabbia. In questi racconti si dice che da queste sabbie mobili fuoriescano bestie abbominevoli, mutate a causa della magia distruttrice sprigionata da Turog. Questi esseri vengono descritti come enormi vermi carnivori o come terribili creature simili a scorpioni senza zampe e grandi come palazzi. Chiunque abbia raccontano del proprio incontro con questi esseri non si è mai più ripreso dal trauma.
Essendo sotto il dominio delle terre del fuoco, la stessa città di Dgraoth ha fondato un suo esercito. Ma è soprattutto per il monastero dei Monaci del Fuoco che la città è famosa, infatti si dice che nel Demedeth si possa intraprendere un percorso di formazione per entrare a far parte degli allievi del monastero e che chiunque riesca ad attraversare il deserto e superare le prove che lo stesso sottopone, trovi le porte del monastero aperte.