Nella vastità del Mondo Ancestrale, resistono e sopravvivono, ancora oggi, terre che difendono il proprio nome e la loro autonomia, politica, sociale e culturale. Fra queste realtà c’è Angara, soprannominata la città dell’acciaio, Capitale del regno barbarico. Questo nome va ricondotto alla sua peculiarità. È stata costruita su un terreno ricco di ferro che ha costituito nelle epoche una classe di ottimi fabbri, così all’ avanguardia da rendere le proprie creazioni in acciaio insuperabili. La diversità dei ceppi etnici che hanno composto questo popolo, ha portato un grandissimo vantaggio per ciò che riguarda le arti di fabbricazione ed invenzione. Come tutti i regni, anche questo ha il suo Re, fiero nel suo retaggio e maestoso all’ interno della sua armatura in acciaio. Egli è Asgàroth, monarca di questa seconda era del regno barbarico, la corona della giovane città di Angara. Forte della propria indipendenza e del valore delle sue forze armate. Inflessibile circa le alleanze, segue unicamente la propria legge e fa garrire solamente il proprio vessillo al vento delle guerre.

Il Re ha il suo trono all’ interno della Capitale Angara, confinante ad Est con le terre aspre ed indipendenti di Sulan e a Nord con l’oscuro Regno di Mavron. Le grandi ed eccelse produzioni di acciaio conferiscono, a questo Regno, una stabile e fiorente economia. I suoi confini vengono protetti dal vasto e ben addestrato esercito chiamato “Le rocce d’ acciaio”, equipaggiato con il meglio delle arti dei propri fabbri e famosi per la loro virtù nel saper utilizzare le devastanti armi a due mani. Il vero valore aggiunto a questa forza marziale è l’arsenale di invenzioni ingegneristiche, frutto delle scaltre menti degli inventori. Re Asgàroth, dietro compenso come ogni regnante barbaro che si rispetti, affianca il proprio esercito a quello di altri sovrani. Per quanto possa essere un regno barbarico, fiero delle proprie origini e tradizioni, rispecchia uno spirito liberale e progressista, nel permettere la libertà di credo. Si narra, per le strade della città, che il Re veneri Nu’ Aron dio elementale della Terra, riconoscendo probabilmente a tale divinità, la paternità di ciò che rende il suo Regno così ricco e prospero: l’acciaio.
Le mura in pietra della città sono alte e ricoperte da gigantesche lastre di acciaio. La maestosità della cinta muraria quasi sembra sparire ai piedi del castello d’acciaio, interamente forgiato con il ferro, frutto di più di un decennio di lavorazione per essere ultimato, con un impiego spaventoso di circa mille fabbri. È così che si presentano le terre dei Barbari, domate unicamente dalla propria Capitale Angara un nome che richiama forza e spietatezza.