Le Origini
La Ricerca e i Tormenti dell’Anima
I Re Gemelli
La Corona dei Cirdan
Un Secolo di Oscurità
Eroi di Guerra e l’Eredità della Casata Cirdan
Il Re dei Patti
La Natura Elfica
Gli Elfi e le altre Razze

Le Origini

Non è facile risalire al momento in cui la stirpe elfica ebbe origine nel Mondo Ancestrale, il remoto evento è tuttora il più grande mistero anche per i cronisti della stessa razza. Molte le speculazioni sull’argomento e non mancano teorie che li vogliono come figli prediletti degli Aijin Ai, gli Immortali, teorie che troverebbero conferme nella somiglianza che gli elfi hanno proprio con alcuni membri dell’antichissima stirpe di origine divina.
È tuttavia da oltre un secolo che gli studi di Aghretis, monaco dell’Ordine dei Kiluna, stuzzicano la curiosità di molti e, stando ad alcune leggende sussurrate in vaste e polverose biblioteche, sembra che il monaco sul letto di morte abbia affermato di esser stato in grado di tradurre l’arcaico linguaggio degli Elfi ed aver svelato il mistero sulla loro comparsa nel Mondo Ancestrale…un mistero che molto probabilmente resterà sepolto con lui.

Ciò che si sa di certo è che diverse comunità elfiche si riunirono sotto un’unica corona, quella del re Sylear, primo sovrano degli Elfi: egli radunò sotto il suo stemma, il cervo alato, tutti i suoi consanguinei e il primo ordine dato dopo la proclamazione sarebbe stato quello di trovare una casa per il suo popolo.

 


 

La Ricerca e i Tormenti dell’Anima

Uno dei privilegi dell’appartenere alla razza elfica è quello di godere di una notevole longevità: questo li ha sempre spinti ad agire con la massima prudenza e ponderazione, la loro mente calcolatrice avrebbe dovuto valutare tutti i pro e i contro di ogni luogo che potesse esser candidato a divenire la loro casa.
Ma i primi secoli di ricerca rivelarono anche un aspetto che gli stessi Elfi non avevano mai conosciuto della propria natura, forse perché era concreta la possibilità che provenissero da altre realtà molto più pacifiche: i loro pionieri sperimentarono sulla propria pelle quella che è nota come Fernwalm, traducibile come Tempesta dell’Anima.
La loro percezione empatica iniziò a prevalere sulla logica e sul millenario raziocinio: laddove c’era guerra loro iniziarono a provare sete di sangue, dove nella terra era radicata una profonda sofferenza loro pativano. Lo stesso Sylear fu colto da un impeto di violenza del tutto alieno alla loro stirpe durante uno dei viaggi in cerca della terra promessa, scatenandosi in una danza di morte durante un assalto delle tribù barbariche del Sud: sul campo alla fine rimase solo lui e le sue lame di vetro lunare intrise del sangue di decine di nemici.

Purtroppo lo stesso sovrano si rese conto poco tempo dopo che questa contaminazione dell’anima non sarebbe svanita come fosse un malessere, bensì radicata nel suo spirito e in quello di coloro che ne erano stati colpiti fino a consumarli, sottraendo mese dopo mese le energie vitali: una tale tempesta interiore li avrebbe distrutti. Ma il Re non poteva permettersi di abbandonare le sue spoglie mortali e partire per i lidi celesti prima di aver trovato una casa al suo popolo.

Sylear emise il suo ultimo respiro nel cuore di una fitta e rigogliosa foresta del Nord, fra le amorevoli braccia della strega Gylanna, sua consorte, e circondato dal suo popolo: il Re aveva mantenuto la promessa, aveva trovato un luogo in cui restare.


 

I Re Gemelli

La Reggente Gylanna

Poco dopo la morte del sovrano, Gylanna diede alla luce i suoi figli, due gemelli.
La strega li crebbe nel migliore dei modi, proteggendoli e tutelandoli finché non avessero raggiunto l’età per succedere entrambi al padre, rispettando lei stessa il ruolo reggente fino a quel giorno. Li istruì in ogni arte che la stirpe elfica potesse insegnare e ad entrambi rivelò i segreti delle arti mistiche di cui lei era maestra.
Aliasar dimostrò eccellenti doti nelle arti della guerra e nel combattimento con ogni tipo di arma e ben presto fu lui ad istruire tutti i soldati che avrebbero difeso il popolo degli Elfi, mentre Urahal palesò un grande talento nella Magia sin dai primi anni di vita: entrambi avrebbero governato con grande saggezza e fermezza, ma un ostacolo andava superato prima d’indossare le corone.
Sotto la guida della madre Gylanna, maestra dei complessi meccanismi della mente e di come plasmarli, i due fratelli si posero l’obiettivo di sconfiggere il più grande nemico della loro stirpe, radicato proprio nell’animo stesso di ciascun Elfo: il Fernwalm. Studiarono per decenni in cerca di una soluzione che dividesse la sfera razionale da quella emotiva, in modo che la prima potesse controllare la seconda, e in una notte del duecentesimo anno dalla morte del loro padre i due ebbero un successo ben più grande di quanto avessero sperato: avevano raggiunto l’Equilibrio della Mente e attraverso la complessa cerimonia del Narwanoth nessuno dei due aspetti avrebbe più dominato e soverchiato l’altro.
L’elevato prezzo di tale successo fu per pagato da Gylanna, offertasi per sperimentare su sé stessa i potenti rituali di manipolazione mentale: la strega fu colpita da una incurabile pazzia.

I due fratelli non ebbero il cuore di porre fine alle sue sofferenze: quello fu l’unico e probabilmente peggiore errore che avessero potuto commettere in secoli di regno: pochi frammenti di storia solo di recente dissepolta rivelano che Gylanna sia stata scortata nelle remote Terre Orientali dove secondo un’antica leggenda si dice vivessero gli Airaeth, una congrega di saggi ed anziani taumaturghi della stirpe elfica, ma che pochi anni dopo l’arrivo di lei nel monastero qualcosa di non ben definito distrusse l’intera setta… e della strega non fu mai trovata traccia.

Quest’ombra non riuscì ad imporsi sullo splendore del Regno dei Gemelli: malgrado in cuore loro non avessero mai rinunciato a ritrovare la madre, diedero inizio ad un’epoca grandiosa e due maestose città vennero fondate, ognuna recava il nome di uno di loro e da costui venne governata.

Aliasar e Urahal

Per quattro secoli il popolo elfico ebbe una inimmaginabile spinta evolutiva, raggiungendo le più elevate vette delle scienze e della magia, e libera ormai dalle tempeste interiori abbandonò ben presto ogni tentazione di conquista e di versare sangue se non per la propria difesa e ciascun Elfo, in giovane età, avrebbe affrontato il Narwanoth come da tradizione imposta dai sovrani: la cerimonia era ormai divenuta certa e non si sarebbe mai più verificato un incidente.
L’apice della conoscenza della magia dell’Illusione li rese leggendari, tutt’oggi in molti rituali di controllo della mente e della sua guarigione officiati nel Regno della Magia i Gemelli sono invocati come “patroni” affinché il loro spirito vegli sulla riuscita di queste cerimonie.

 


 

La Corona dei Cirdan

Cirdan

Di entrambi i sovrani solo Aliasar ebbe la fortuna di avere un figlio: Urahal, completamente assorto dai propri studi e doveri non si rese mai conto di quanto sarebbe stato importante un erede.
In una calda notte primaverile di circa 1200 anni fa venne alla luce la principessa Cirdan e leggendari furono i festeggiamenti in suo onore.
Il sapere del padre fu tramandato alla fanciulla e in pochi decenni la giovane principessa divenne maestra in molteplici arti, ma mai brillò per talento nel manipolare la Magia.

Nei suoi ultimi anni di vita Urahal, non avendo eredi né allievi ritenuti all’altezza delle sue aspettative, condusse a termine un esperimento che aveva richiesto gran parte della sua esistenza: onorando l’opera della madre nel tessere i processi della mente l’Arcimago trascrisse un rito di incantamento che avesse lo scopo di assicurare la conservazione di ogni memoria del suo popolo: il Belkyr, seme di un albero piantato il primo giorno in cui gli Elfi misero piede nel grande Bosco, sarebbe divenuto una memoria non solo di tutti i ricordi e del sapere dell’Elfo ad esso allineato, ma anche della sua stessa coscienza.

Urahal allineò la propria mente al Belkyr pochi giorni prima della sua morte e lo consegnò ad Aliasar in cambio del giuramento: il seme avrebbe dovuto essere “assorbito” dalla mente della giovane Cirdan la notte prima della sua incoronazione.
Il fratello superstite rispettò la richiesta del mago: dodici anni dopo, poche ore prima di abdicare in favore della giovane, il Belkyr fu consegnato nelle mani di Cirdan e tutto ciò che custodiva venne assorbito dalla mente della fanciulla: in lei ora avrebbero continuato a coesistere le sue memorie e quelle dello zio, il frammento di coscienza di Urahal le avrebbe fatto da maestro nella tortuosa via della Magia e nell’ancor più complesso percorso della politica.
La cerimonia del Belkyr venne presto adottata da tutte le famiglie nobili del Regno e fu da quella notte in poi che ciascun sovrano elfico avrebbe ereditato l’intero passato del suo popolo, istante per istante, il più prezioso tesoro della sua stirpe.


 

Un Secolo di Oscurità

Dieci anni dopo aver abdicato in favore della figlia, Aliasar decise di intraprendere un viaggio: negli ultimi trent’anni si era avvicinato al culto di Nairu (a quel tempo noto come Nav’hru) e anche la giovane Cirdan sembrava dimostrare un crescente interesse per il Signore dell’Equilibrio.
Questa vicinanza con il culto iniziò a creare malcontento e sospetto nella Chiesa di Enuitari, il cui giovanissimo regno confinava con il Grande Bosco – gli Elfi potevano già godere di una conoscenza vastissima ed un talento quasi impareggiabile nelle arti arcane e della guerra, cosa avrebbe impedito loro di conquistare il giovane regno umano se Nairu lo avesse chiesto?

Mentre Cirdan si trovava alle prese con una situazione diplomatica complessa ma in grado di gestire (in fondo in lei albergava parte di Urahal, un eccellente consigliere), suo padre decise di intraprendere un viaggio: forte della sua fede e determinato a correggere un grave torto, l’antico sovrano degli Elfi viaggiò verso est a cavallo di un drago dell’aria, Kaarathraxis, in cerca di sua madre Gylanna, sicuro che non potesse essere morta.
Dopo quarant’anni di ricerche il vecchio sovrano, seguendo vaghi indizi, giunse su un altopiano roccioso, spoglio di qualsiasi vegetazione e dominato soltanto da un antico portale di pietra: cinque gemme di colore viola giacevano intorno ad esso. Ben poco si sa di cosa accadde dopo quel momento, l’unica testimonianza giunta alla Regina fu un messaggio portato fino alla Torre di Vetro della città di Aliasar da un morente Kaarathaxis: quello fu l’ultimo drago che si sarebbe visto volare per secoli sulle Terre Occidentali e l’evento del suo passaggio sarebbe stato ricordato come “La Pioggia di Sangue di Drago”, perché tutte le terre sorvolate dalla creatura furono colpite dal sangue grondante dalle sue ferite.

Ciò che noi conosciamo del messaggio è probabilmente solo una minuscola parte, il resto gelosamente custodito e sorvegliato dal popolo elfico:

“Ecco, ora vedo con chiarezza la sua forma, confusa solo dai fumi sprigionati dalle viscere del mondo. Lei ha sedotto e contaminato il nostro stesso seme, la nostra stirpe. Ciò che credevo fosse solo una fiaba è reale: il Demone Ragno è dinanzi a me e non posso fermarlo, il suo nome è Nefrist e lei, la sua amata e terribile figlia, è Drow.”

Intuendo il grave pericolo rappresentato da questa minaccia, Cirdan diede vita ad una campagna militare che durò un secolo: il meglio dell’esercito elfico fu inviato nell’Est nel tentativo di fermare l’espansione di una razza così tanto simile a loro quanto malvagia. Il cielo si oscurò per gli innumerevoli cavalieri in sella ad ippogrifi che decollarono verso il nemico e la Regina fece appello a magie molto antiche per aprire dei Portali in grado di condurre all’istante la fanteria sul campo di battaglia.
Molti storici concordano che l’azione sia stata necessaria, perché dopo un secolo di guerra ed un numero incalcolabile di perdite il popolo Drow, che in pochi mesi dalla sua comparsa aveva già assoggettato una regione grande come l’attuale Regno di Mavron e schiavizzato alcuni dei popoli lucertoloidi limitrofi, fu sconfitto e costretto alla ritirata nelle viscere del Mondo Ancestrale: ma c’è anche chi ebbe il timore che una dichiarazione di guerra così repentina fosse stata generata dalla sete di vendetta di una figlia…che il Fernwalm non fosse mai stato del tutto sopito nella coscienza elfica?


 

Eroi di Guerra e l’Eredità della Casata Cirdan

La guerra contro i Drow si concluse circa ottocento anni fa e fra tutti gli eroi che la combatterono se ne ricorda uno in particolare: Entrydal della Casata Araven, un giovane elfo che si distinse per coraggio (o forse follia?) e si lanciò con un manipolo di soldati contro la stessa Regina dei Drow, la figlia prediletta di Nefrist.
Lo scontro fu memorabile e terribile, le magie recitate da ambo le parti antiche e devastanti, e l’epilogo non fu meno leggendario: la Regina, ferita profondamente al petto, si ritirò attraverso un varco dimensionale segnando così la sconfitta del suo popolo, ma Entrydal pagò un caro prezzo, la perdita del suo braccio tranciato di netto dalla lama di ossidiana della Drow.

Entrydal

Al termine della guerra l’eroe fu ricondotto nella madre patria e i più raffinati artigiani elfici, grazie anche all’aiuto del popolo nanico di Nar, forgiarono per lui un braccio d’oro e di ferro meteorico.
Cirdan lo volle prima come suo Generale e poi, pochi anni dopo, come suo consorte.
Il matrimonio fra la Regina ed Entrydal Braccio d’Oro contrassegnò l’inizio di una nuova era, benedetta dall’arrivo di un maschio, Aranel oth’Cirdan.


 

Il Re dei Patti

Aranel oth’Cirdan

Il giovane principe crebbe secondo i dettami elfici e i suoi genitori furono piacevolmente sorpresi nel notare la predisposizione di Aranel per la dialettica e per la politica: una mente raffinata e tagliente, capace di dar vita ad accordi con le maggiori realtà politiche del Mondo Ancestrale fino a pochi secoli prima mai sperate.
Una volta accettato il Belkyr e la Corona, Aranel Cirdan si dimostrò un sovrano illuminato ed estremamente lungimirante: grazie a lui si devono i patti di pace duratura con il popolo di Nar, la pace religiosa con il Regno di Enuitari e soprattutto l’Amicizia del Fiore Nero, un accordo di reciproco rispetto e neutralità con il Regno di Mavron.
Da non dimenticare anche il Nodo dei Mari, una accurata divisione delle acque tra il regno degli Elfi e quello della Regina dei Pirati Lyssa, sebbene esso sia un patto che purtroppo, a differenza degli altri, sembra poggiarsi su basi non molto solide (i pirati, si sa, non sono un grande esempio di individui che sanno stare ai patti).
Ma più importante di tutti è forse l’Alleanza della Torre Arcana stretta con il Regno della Magia: in virtù di questo accordo è tuttora praticato uno scambio culturale degli apprendisti più dotati di ambo le parti, cosa eccezionale vista la reticenza dei Maghi Sovrani di Cantaria verso l’ospitalità.

Aranel regna saggiamente tuttora sul trono degli Elfi e ha il privilegio di poter parlare presso il Consiglio dei Saggi di Elinos che si riunisce ogni volta che nel Mondo Ancestrale ce ne sia bisogno.

I suoi tre figli sono l’incoronamento di una vita di successi: la maggiore, Edhelwen, oltre ad essere colei che succederà sul trono è una maga d’Illusione di rara abilità; Caladwen, secondogenita irrequieta ma che sembra aver ereditato il talento paterno nell’arte della politica; e infine il maschio, Vaeril, Primo Cavaliere dei Mari e sovrintendente alle missioni esplorative del suo popolo fino ai confini del Mondo Ancestrale.


 

La Natura Elfica

Gli Elfi sono esseri estremamente enigmatici: ognuno di essi viene educato a prepararsi alla cerimonia del Narwanoth sin da piccolo e non c’è Elfo che non riceva i rudimenti della Magia. Anche se molti di essi preferiscono la via della Spada o dell’esplorazione, qualsiasi Elfo sembra avere comunque un innato talento per la Magia e in grado di manipolare almeno qualche sortilegio minore.
Gli Elfi, a differenza di quanto la maggior parte delle persone possano pensare, non assumono realmente un atteggiamento di superiorità nei confronti degli appartenenti di altre razze: la verità è che il popolo elfico, avendo attraversato secoli di volontario distacco dai contatti con i forestieri, adesso li osserva con curiosità, ogni Elfo dimostra un crescente interesse per ciò che non conosce a fondo, per le usanze degli altri popoli, per il loro modo di vedere ed affrontare la loro breve esistenza. È vero, spesso lo fanno come dei bambini che stuzzicano gli insetti per capire cosa siano e cosa facciano, ma la loro è tutt’altro che superiorità, sentono di poter aiutare con la propria saggezza le “razze brevi” e allo stesso tempo di imparare qualcosa da loro.
Purtroppo, il comportamento distaccato e freddo derivante dal Narwanoth è causa di innumerevoli malintesi nelle relazioni fra gli Elfi e il resto del mondo.

Un Elfo è innanzitutto un osservatore scrupoloso ed attento: avendo secoli di vita dalla sua parte tende ad agire con una lentezza e un metodo esasperanti per coloro destinati a vivere solo alcuni decenni: fra le tante battute che si fanno sugli “orecchie a punta” c’è quella che recita che un Elfo non giace con la sua consorte se non ha prima pianificato almeno quattro secoli di vita del figlio che avranno.

La Capitale Elfica Urahal

Grande è inoltre il talento nelle arti, nella danza, nella scultura e nell’architettura: chiunque abbia il grande privilegio di visitare le città gemelle di Aliasar e Urahal torna a casa incapace di raccontare delle meraviglie viste. Così come è ben nota anche la loro perizia nell’oreficeria e nella forgia, sebbene quest’ultima non sia neanche lontanamente comparabile a quella dei nani di Nar.

Tutto ciò però non deve mai portare a dimenticarsi che gli Elfi sanno essere anche dei combattenti letali e leggendari: si dice che un solo Danzatore di Lame elfico possa sconfiggere dieci soldati della rinomata Guardia di Palazzo di Elinos.

Ma forse l’aspetto più importante per un Elfo è la memoria: nulla deve essere dimenticato, tutto deve essere registrato e tramandato con precisione, chi ha l’onore di ricevere il Belkyr si sobbarca anche un’immensa responsabilità. Perché il più terribile nemico degli umani e delle altre razze è la dimenticanza.


 

Gli Elfi e le altre Razze

Non ci sono razze delle Terre Occidentali con cui gli Elfi abbiano contrasti aperti: anche con gli Orchi si riesce a raggiungere, talvolta, un freddo compromesso – almeno finché questi ultimi non decidono di dar sfogo al loro lato bestiale e alla sete di conquista.
Molti Elfi covano ancora un antico rancore con i popoli dei clan barbarici: questo stato delle cose ha origine in diversi millenni prima, durante la ricerca da parte del popolo elfico di un luogo da chiamare casa molti furono assaliti e sterminati dai primitivi umani e la macchia ancora non è stata del tutto cancellata.

Malgrado le forti differenze, esiste un sentimento di rispetto reciproco fra Elfi e Nani: entrambi sono sopravvissuti alle insidie di secoli e questo li accomuna molto. Ciò non esclude tuttavia qualche scaramuccia di tanto in tanto, in verità più in merito alle arti che alla competenza in battaglia.
A parte questi esempi, i rapporti degli Elfi con le altre razze sono alquanto cordiali ma il valore della vera amicizia di un membro della stirpe elfica è considerato un dono inestimabile, difficilmente viene elargito con superficialità.

Gli Elfi però dimostrano un enorme interesse per due razze in particolare: il Piccolo Popolo, con cui percepiscono una strana e misteriosa affinità che è argomento di profondi studi filosofici da diversi secoli, e i Ferali che sono per loro il cuore di accurati studi: c’è qualcosa nei discendenti delle bestie che attrae morbosamente l’attenzione di un Elfo.

E non si può tralasciare di certo la loro visione nei confronti dei mezzelfi: a differenza di quanto si possa pensare, questi ultimi sono spesso ben accolti nei territori degli Elfi, con l’eccezione di alcune zone riservate solo ai sanguepuro: li vedono come parte del loro retaggio e come tali li trattano, sebbene nessun Elfo riesca a nascondere un malcelato senso di preoccupazione ed apprensione per l’altra metà di queste creature, qualcosa che loro interpretano come molto, troppo vicino al possibile risvegliarsi del Fernwalm.