Cavalieri di Aneis

Sono storie, quelle del Cavalierato, che sfuggono alle trame della memoria così come la cenere sfugge alla stretta di una mano in una giornata ventosa; così come si ricostruisce un foglio di pergamena gettato alle fiamme, partendo dai frammenti più grandi, così io Greirath, proverò a mettere assieme, dalla cenere, il libro di questo Ordine. Vivono nella Cattedrale ad Est, sul picco più alto, lì dove anche le aquile raramente osano voli. Il sole ergendosi tocca i suoi candidi picchi tuffandosi nel grande rosone della navata principale della Cattedrale. Questa, custodiva un terribile e potente segreto, i Cavalieri e Monaci erano i Guardiani di questa antica e malvagia reliquia; essa, si racconta, fosse un calice costruito attorno ad un teschio tagliato a metà. Non un teschio normale, apparteneva ad un antico sangue misto, un essere umano nato dall’incesto fra una divinità malvagia ed un mortale corrotto. Questo teschio appariva allungato ed estremamente malvagio. La sua natura e le atrocità che le sue spoglie semi mortali hanno vissuto nei lunghi tempi hanno permeato anche le ossa stesse di quella creatura. Questo calice era una chiave rituale, atta a rompere i sigilli labirintici che serrano quella sottile parete di confine fra il mondo dei vivi e quello dei Demoni riversando nel mondo antichi poteri nati per portare miseria, morte e distruzione.

Marion, Cavaliere di Aneis

Queste sono le radici profonde che riconducono alla fondazione del Cavalierato di Aneis, profonde come le trame del tempo lontano della sua fondazione, così distanti da perdersi fra le storie che gli anziani sussurrano ai giovani. Non è stato sempre questo il suo nome, vi fu uno scisma dovuto ad una grande eresia; da quella lotta intestina ne uscì la parte salda nella Fede e retta nelle azioni, quello che oggi è

conosciuto come il Cavalierato di Aneis. Sui tempi della grande eresia, solo i Custodi delle tradizioni e gli Inquisitori dell’Ordine, conoscono i dettagli affinchè possano vigilare silenziosi. Il motivo di questa grande censura su questo capitolo di storia è a sua volta un mistero, è divenuto un precetto da osservare quello del silenzio su questa faccenda. Sì, perché i giovani sono stati i protagonisti delle gesta più epiche, temprati nella vita monastica fatta di preghiera e forgiati nel sudore della marzialità. In quella Cattedrale, lontana nel tempo e nello spazio, l’odore d’incenso si mischiava a quello del sudore e dell’acciaio, le omelie ed i canti di lode aleggiavano nell’aria danzando magistralmente con i clangori delle spade che cozzavano fra loro o su qualche sventurato manichino d’ addestramento.

E’ così che Ordine ed Eremo attraversarono la seconda era fino alle soglie della terza, quando…

 


Dal diario di Sorella Marion:

… Siamo al sesto giorno dopo il nostro risveglio dal campo di battaglia. Non so dire per quanti giorni noi sconfitti siamo rimasti incoscienti e sospesi fra la vita e la morte.
La Reliquia è stata sottratta dal Sancta Sanctorum, i seguaci di Shadawar si sono resi protagonisti di un vero scempio. Non è stata data alcuna degna morte a noi sconfitti, alcuna pietà per i morti caduti e nessun onore ai nostri luoghi. Siamo rimasti in sette, sono stata la prima a riprendere coscienza e vagando fra i cadaveri dei miei fratelli ho trovato gli altri sei superstiti, li ho curati, li ho ripresi per mano dal limbo oscuro nel quale vagavano. Siamo qui, facciamo fatica a rimanere ancorati alla realtà, il dolore è nella sconfitta più che nelle ferite, soprattutto è nel non aver adempiuto al nostro dovere di proteggere e custodire. Il Cavalierato è annientato. Ho pregato Enuitari, ho invocato ella per mezzo di Rilis, queste preghiere non sono un balsamo abbastanza efficace per il profondo senso di vacuità. … Siamo al sesto giorno e solo oggi abbiamo parlato fra di noi…ho parlato io loro. Serviva una voce che rompesse quel silenzio irreale, neanche il sibilo costante del vento era un conforto. Ho narrato loro di quella che continua a poter essere una flebile speranza. Ho avuto visioni circa un luogo lontano nel quale iniziare la cerca della Reliquia e con essa provare a lavare l’onta del nostro fallimento… tentare… a questo punto inizio a dubitare di tutto ma non in Enuitari. Abbiamo bisogno di ritrovarci, ritrovare la nostra forza e con essa riprenderci ciò che Enuitari ci aveva consegnato affinché non imperversasse nel mondo il male. E’ stata dura, convincere gli altri di qualcosa del quale neanche io stessa sono convinta.

Fratello Viktor non parla. Ascolta, annuisce e prega. Prega tutto il giorno e per tutto il giorno non fa altro che santificare i morti ed officiare riti attorno al Sancta Sanctorum.

Ghevriel Cavaliere di AneisFratello Ghevriel è come se fosse in una trance metodica e di maestranza. Annega il dolore nell’ arte armoriera, ripara tutto ciò che può riparare. Scudi, corazze, armi. I suoi occhi si accendono solo quando il fuoco della forgia si riflette nelle sue pupille. Fratello Volkmar indaga, con una rabbia latente ed una forza d’ inerzia. Cerca indizi sui corpi dei nemici con metodica perizia…. a tratti s’ infrange la sua volontà come se fosse un vetro sottilissimo. Inizia a piangere e sussurra a voce bassa che la speranza ha abbandonato questi luoghi. Fratello Amos è chiuso nell’ archivio, ricerca negli antichi tomi la possibile causa di ciò che ha scatenato l’ interesse di Shadawar verso la Reliquia. Dice di essere sicuro di trovare delle tracce di questo empio atto, nella premeditazione di qualche testo antico. Afferma di poter trovare tracce su dove iniziare a cercare Shadawar ed i suoi seguaci. Fratello Johann e Fratello Zarius hanno scavato decine decine di fosse. Mani esperte e braccia forti che meccanicamente plasmano la terra per dare degna sepoltura ai morti. Assieme a Fratello Viktor sembrano tre spettri che rivivono vecchi gesti e antichi saperi. Si accertano che il rito di passaggio al regno celeste sia compiuto nel migliore dei modi. Sono lenti ma inesorabili come una marea ascendente.


Dal diario di Fratello Viktor:

Non so perchè io riprenda a scrivere qualcosa, non so che senso possa avere. Ho terminato tutti i rituali di purificazione e pacificazione. Ho aiutato Fratello Johann e Fratello Zarius a terminare le sepolture. Sorella Marion oggi ha parlato, è stata forte nella fede. Ha rotto il silenzio mi ha fatto ricordare di essere ancora vivo. Ho fatto fatica a seguirne il discorso, le sue parole mi giungevano distanti, lontane… come se fosse un eco della mia stessa coscienza. Ha parlato a lungo, non so dire per quanto. Alla fine la sua voce non era più così distante ed in qualche modo è stata la frusta sferzante che ha ridestato quell’ antico senso del dovere, ho sentito nuovamente forza nelle dita che serravano il turibolo, c’è ancora forza nella mia voce ed ancora fede nelle mie preghiere. Scenderemo dal nostro eremo fra qualche settimana, ci stiamo preparando. Nuovi sigilli di purezza, nuovi salmi di fede. Andremo ad Elinos per cercare consiglio su come rendere le visioni di sorella Marion più nitide e precise dall’ Arcimago Golan Mor. Lavorerò tutta la notte sui sigilli di purezza da apporre sulle armature ed alle tabarde da battaglia. Sento che questa è una nuova piccola vittoria ma nessuno innalzerà inni di gioia, non questa sera, non in questo tempo e non fin quando la Reliquia non tornerà nel Sancta Sanctorum ed il sangue dei nostri fratelli sia rivendicato dal suolo. Per mezzo della Fede faremo uscire la Giustizia in mezzo ai nemici, Beato chi sarà reso strumento di fede e di luce.”

Il Cavalierato è sopravvissuto, i suoi Paladini superstiti stanno ricostruendo l’Ordine e con esso l’antico Eremo. Non vi sono superiori nel Cavalierato, esistono fratelli pari in tutto.

Un grido fiero si è sollevato dall’antica vetta dell’eremo, a testimonianza dell’inflessibilità dei Paladini di Aneis: “Enuitari è l’ Ordine di Aneis e l’ Ordine di Aneis è Enuitari!


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